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Nuovi obiettivi per la scuola: educare all'imprenditorialità

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Lo scorso Marzo 2018 il MIUR ha pubblicato il Sillabo per l'Educazione all'imprenditorialità   siglando, in questo modo la definitiva curvatura in senso economicistico della scuola e assumendo la prospettiva aziendalistica del "fare impresa" come la sola, in senso assoluto, in grado di promuovere una cittadinanza attiva. Ne deriva, inoltre, una sensazionale centralità delle nuove tecnologie digitali; infatti tra le finalità principali del Sillabo figura quella di  prendere consapevolezza riguardo al ruolo e alle evoluzioni delle tecnologie di informazione e comunicazione (TIC). Comprendere le implicazioni delle TIC sia per individui, gruppi e organizzazioni, con particolare riferimento ai processi di comunicazione e organizzazione, creazione e distribuzione di valore. Comprendere i principali trend tecnologici e l’impatto delle tecnologie digitali sul lavoro.  Mario Ambel mette in luce la deriva culturale di una scuola ormai allo sbando come dimensione formativa...

In risposta a Galli Della Loggia: davvero servono cattedre più alte?

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Il recente articolo di Ernesto Galli della Loggia ha riaperto una vexata quaestio : come restituire credibilità e autorità ai docenti? I numerosi casi di cronaca attestano il feroce discredito sociale di cui gli insegnanti sono vittime, il web registra quasi quotidianamente atti di umiliazione ai danni dei professori, da parte di singoli alunni, di intere classi, di genitori che pretendono di risolvere con la violenza situazioni che richiederebbero invece equilibrio e, semplicemente, buon senso. Vale la pena soffermarsi su quattro delle proposte di Galli della Loggia: reintrodurre la predella per sollevare la cattedra rispetto al livello degli alunni, allo scopo di marcare l'asimmetria del rapporto educativo;  ripristinare l'obbligo per gli studenti di alzarsi in piedi all'arrivo degli insegnanti, in segno di rispetto; ridurre l'ingerenza delle famiglie nelle questioni scolastiche; abolire l'uso degli smartphone in classe. Si tratta di proposte dal s...

Proposte per il governo che verrà

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Perché la politica in Italia sta fallendo? Aristotele nella  Politica  sosteneva che l'efficacia di uno Stato si misura dal grado di felicità dei suoi cittadini:  costituito per rendere possibile la vita, lo Stato in realtà ha come finalità quella di rendere possibile una vita felice.  E tale obiettivo si può raggiungere, precisava il filosofo greco, solo se chi governa si impegna a operare in nome del bene comune:  quando l'uno o i pochi governano per il bene comune, queste costituzioni  necessariamente  sono  rette, mentre quelle che badano all'interesse di uno solo o dei pochi o della massa, sono deviazioni . La  nota dolens  oggi è questa: il bene comune non è più la meta dell'agire politico; chi detiene il potere tutela interessi di parte, della parte che rappresenta o, peggio, di un macrosistema economico che come un Panopticon controlla e dirige le politiche globali in modo unidirezionale per perpetuare la propria ombra, str...

Prof., è stanco? Non ce la fa più?

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Anche se si fa fatica ad ammetterlo, l'Italia ha sbagliato rotta sul fronte dell'istruzione e ha davvero fallito sul piano dell'educazione dei giovani. I casi di inammissibile violenza di adolescenti e/o delle loro famiglie, ai danni degli insegnanti si stanno moltiplicando e atteggiamenti di aggressiva maleducazione si sono diffusi con una velocità inimmaginabile. L'ultimo evento ha visto protagonista un ragazzo che ha impunemente inveito contro il suo docente, umiliandolo davanti alla classe. I compagni hanno ripreso, tra le risate generali, tutto l'episodio, postandolo successivamente sui social network. Non è trascorso molto tempo da quando si è registrata la notizia di una docente legata alla sedia dai suoi studenti e presa a botte. A partire dalle diagnosi condotte da Massimo Recalcati e Vladimiro Zagrbelsky, varie sono le motivazioni che spiegano quest'onda di disprezzo spinto fino alla violenza e accompagnato dal bisogno di umiliare gli insegnanti....

PERCHÉ C’È UN’EMERGENZA EDUCATIVA?

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La vulgata dice che la scuola è venuta ormai meno al suo mandato educativo. Sarà vero, forse. C’è da chiedersi, però, se i docenti abbiano la libertà di esercitarlo. I recenti casi di violenza ai danni degli insegnanti allarmano e fanno il focus su un’emergenza da risolvere: la rottura del patto di corresponsabilità formativa tra scuola e famiglia. I genitori guardano con sospetto gli insegnanti come se fossero sempre la controparte da cui difendersi. Occorre andare, però, alla radice del problema, di cui le vicende recenti sono solo la punta dell’iceberg. Il MIUR sta distribuendo in questi giorni nelle classi opuscoli contenenti tutti gli articoli della Costituzione italiana: si tratta di libretti colorati, con disegni elementari che riducono a dimensione fumettistica un argomento che meriterebbe, invece, una certa serietà. Tutto questo non sorprende. È la stessa linea adottata dal MIUR già ai tempi della diffusione sul web delle linee guida della Buona scuola: un format...

REQUIEM PER LA SCUOLA. AGGREDIRE I DOCENTI NON FA PIÙ NOTIZIA

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È grave ma nessuno ne parla, si liquida il discorso pensando che, in fondo, sono solo pochi casi isolati. Invece è un dato allarmante e c’era da aspettarselo: aggredire i docenti sta diventando una cosa normale. Gli episodi recenti sono tre: nella provincia di Caserta una professoressa è stata sfigurata al volto da un alunno, con un coltello; ad Avola un docente è stato preso a calci e pugni dai genitori di uno studente: una costola rotta; a Foggia il vicepreside di una scuola media è stato aggredito ancora una volta da un genitore: setto nasale spaccato e 30 giorni di prognosi. Violenza, insulti: non è grave soltanto il fatto che non esista la percezione del docente come pubblico ufficiale, ma sembra ormai assodato che la scuola abbia perso completamente la stima sociale, al punto che l’aggressione violenta diventa un modo come tanti per “proteggere” i propri figli dalle assurde pretese degli insegnanti (studio, rispetto delle regole, impegno, applicazione, buon rendimento), una...

APPELLO PER LA SCUOLA PUBBLICA

E allora che fare? È con i genitori che bisogna prendersela perché non vogliono che i loro rampolli facciano progressi sottostando a severa disciplina. Tanto per cominciare sacrificano tutto, ivi incluse le proprie aspettative, all’ambizione. In secondo luogo, pur di centrare in fretta gli obiettivi, buttano nel Foro ragazzotti immaturi. (…) Se invece lasciassero allo studio uno sviluppo graduale, permettendo così ai giovani di modellare le proprie menti sui precetti della filosofia, di migliorare lo stile con rigore impietoso e di soffermarsi a lungo sui modelli da imitare (…), allora sì che la grande oratoria ritroverebbe tutto il prestigio della sua maestà. Ma al giorno d’oggi a scuola i ragazzi passano il tempo a giocare. (Petronio, Satyricon, 4) Con poche efficaci parole già nel I secolo d.C. Petronio mette in evidenza due gravi problemi della scuola: la fretta di centrare gli obiettivi e il ludocentrismo, palesi storture e disfunzioni in nome delle quali il luogo deputato ...