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Visualizzazione dei post da febbraio, 2018

PERCHÉ C’È UN’EMERGENZA EDUCATIVA?

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La vulgata dice che la scuola è venuta ormai meno al suo mandato educativo. Sarà vero, forse. C’è da chiedersi, però, se i docenti abbiano la libertà di esercitarlo. I recenti casi di violenza ai danni degli insegnanti allarmano e fanno il focus su un’emergenza da risolvere: la rottura del patto di corresponsabilità formativa tra scuola e famiglia. I genitori guardano con sospetto gli insegnanti come se fossero sempre la controparte da cui difendersi. Occorre andare, però, alla radice del problema, di cui le vicende recenti sono solo la punta dell’iceberg. Il MIUR sta distribuendo in questi giorni nelle classi opuscoli contenenti tutti gli articoli della Costituzione italiana: si tratta di libretti colorati, con disegni elementari che riducono a dimensione fumettistica un argomento che meriterebbe, invece, una certa serietà. Tutto questo non sorprende. È la stessa linea adottata dal MIUR già ai tempi della diffusione sul web delle linee guida della Buona scuola: un format

REQUIEM PER LA SCUOLA. AGGREDIRE I DOCENTI NON FA PIÙ NOTIZIA

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È grave ma nessuno ne parla, si liquida il discorso pensando che, in fondo, sono solo pochi casi isolati. Invece è un dato allarmante e c’era da aspettarselo: aggredire i docenti sta diventando una cosa normale. Gli episodi recenti sono tre: nella provincia di Caserta una professoressa è stata sfigurata al volto da un alunno, con un coltello; ad Avola un docente è stato preso a calci e pugni dai genitori di uno studente: una costola rotta; a Foggia il vicepreside di una scuola media è stato aggredito ancora una volta da un genitore: setto nasale spaccato e 30 giorni di prognosi. Violenza, insulti: non è grave soltanto il fatto che non esista la percezione del docente come pubblico ufficiale, ma sembra ormai assodato che la scuola abbia perso completamente la stima sociale, al punto che l’aggressione violenta diventa un modo come tanti per “proteggere” i propri figli dalle assurde pretese degli insegnanti (studio, rispetto delle regole, impegno, applicazione, buon rendimento), una

APPELLO PER LA SCUOLA PUBBLICA

E allora che fare? È con i genitori che bisogna prendersela perché non vogliono che i loro rampolli facciano progressi sottostando a severa disciplina. Tanto per cominciare sacrificano tutto, ivi incluse le proprie aspettative, all’ambizione. In secondo luogo, pur di centrare in fretta gli obiettivi, buttano nel Foro ragazzotti immaturi. (…) Se invece lasciassero allo studio uno sviluppo graduale, permettendo così ai giovani di modellare le proprie menti sui precetti della filosofia, di migliorare lo stile con rigore impietoso e di soffermarsi a lungo sui modelli da imitare (…), allora sì che la grande oratoria ritroverebbe tutto il prestigio della sua maestà. Ma al giorno d’oggi a scuola i ragazzi passano il tempo a giocare. (Petronio, Satyricon, 4) Con poche efficaci parole già nel I secolo d.C. Petronio mette in evidenza due gravi problemi della scuola: la fretta di centrare gli obiettivi e il ludocentrismo, palesi storture e disfunzioni in nome delle quali il luogo deputato

GLI UOMINI HANNO DIMENTICATO CHE SI PUÒ GUARDARE IL CIELO

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Un recente articolo pubblicato sul giornale on line “Il Post” insinua un inquietante dubbio: gli strumenti digitali davvero favoriscono l’apprendimento? A dire il vero, lo psichiatra Manfred Spitzer, in un dettagliato saggio intitolato Demenza digitale , dà la sua risposta: le capacità di lettura e di calcolo dei soggetti che stanno al computer più volte a settimana sono decisamente peggiori. Lo stesso vale per l’uso di Internet a scuola . E, con rammarico, Spitzer, aggiunge: l’aspetto più triste, e dal mio punto di vista ben più pericoloso, è che anche il ministero dell’Istruzione pubblica e altre istituzioni si uniscano acriticamente all’elogio dei media digitali . In modo diretto, il saggista conclude: c ome psichiatra non do alcuna importanza alle teorie cospiratorie che attribuirebbero a un potere occulto l’intenzione di diffondere tra la popolazione una subdola forma di demenza attraverso i media digitali, con lo scopo di manipolarla facilmente. No: secondo me la situazion

BARICCO, RENZI E LA CULTURA DELLA “CATTIVERIA”

In un agile libello estratto dagli incontri culturali organizzati in occasione de “La repubblica delle idee” – 2013, Baricco parla di “cambiamento”. Sull’onda del renzismo dilagante – anche se è difficile ricostruire il rapporto di causa-effetto: è Baricco il guru che si nasconde dietro lo storytelling della rottamazione o è Renzi che ha rappresentato un modello per le osservazioni di Baricco? – lo scrittore torinese, appunto, si interroga su quali siano Le parole esatte da cui ripartire, che poi è il titolo del monologo da lui tenuto a Firenze il 6 giugno 2013  e riprodotto in versione scritta da “la Repubblica” nello stesso anno. Le parole che l’autore di Oceano mare individua come determinanti per far ripartire l’Italia sono quattro: educazione, cittadinanza, cattiveria, speranza. Quello su cui vale la pena riflettere, in particolare, è l’accezione che l’autore dà alle parole “educazione” e “cattiveria”. In modo liquidatorio Baricco osserva che in Italia non abbiamo idea di cos

RAYMOND CARVER, LE CATTEDRALI E LA CECITÀ DELLA SCUOLA 2.0

Occorre persuadere molta gente che anche lo studio è un mestiere, e molto faticoso, con un suo speciale tirocinio, oltre che intellettuale, anche muscolare-nervoso: è un  processo  di adattamento, è un abito acquisito con lo sforzo, la noia e anche la sofferenza. (Antonio Gramsci, Quaderni del carcere , 12, XXIX, §2) Nell’era della scuola 2.0 , le parole di Gramsci suonano scomode, anacronistiche, proprio inadeguate e sbagliate: noia ? sofferenza ? La regola aurea della scuola contemporanea è che lo studio non deve essere complesso, anzi corre l’obbligo di semplificarlo: –          I ragazzi hanno bisogno di vivere! (Come se lo studio e la vita fossero due alternative.) –          I ragazzi vanno motivati! (Come se occuparsi della propria vita non fosse un motivazione sufficiente: eppure per noi lo era … ma i confronti sono banditi, vietato dire “ai miei tempi…”!) –          I ragazzi non possono rimanere seduti per cinque ore al giorno! (E infatti ci siamo inventati la

L’INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DELLA SCUOLA BREVE

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Ormai è fatta. La demolizione della scuola è completa. I licei saranno quadriennali, per ora in via sperimentale, presto in via definitiva. Che la notizia arrivi ad agosto è una strategia comunicativa: la gente è al mare, è distratta dal caldo, è meno informata e, quindi, meno reattiva. Così può passare indisturbata l’ennesima arbitraria imposizione di governi che hanno come unico scopo la destrutturazione del sistema educativo. Cosa c’è di sbagliato in questo provvedimento? Il campo delle riflessioni è sterminato: si spalancano innumerevoli orizzonti ermeneutici. a)      Si tratta di un’epurazione razziale L’espressione è forte, ma rende l’idea. Ridurre il curricolo liceale a quattro anni determinerà ovvie conseguenze lavorative: riduzione del personale docente nelle scuole, tagli all’organico e conseguente aumento degli insegnanti soprannumerari che affolleranno – in attesa di una sede – le reti degli ambiti territoriali. I docenti sono troppi: le nuove assunzioni pr

LA “BUONA SCUOLA”: UN BILANCIO, ALCUNE RIFLESSIONI

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No. Non si poteva fare peggio. La “Buona Scuola” ha destrutturato il senso e il valore della preziosa relazione tra insegnamento e apprendimento, snaturando entrambi i concetti. Vari e irrimediabili sono i colpi assestati alla funzione docente e, indirettamente, agli studenti. Esaminiamone alcuni. a. I “potenziatori” ovvero i docenti dell’organico dell’autonomia sono insegnanti? Il massiccio blocco di assunzioni decretato dalla riforma Giannini e attuato in via definitiva dall’attuale ministra Fredeli, si è trasformato in un atto di vilipendio nei confronti di quanti hanno creduto di essere regolarizzati in servizio come docenti e, invece, hanno scoperto di essere demansionati a meri “tappabuchi” destinati a coprire le eventuali ore di supplenza in orario curriculare. Nelle scuole in cui, invece, con zelo, si è cercato di dare un senso alla legge 107/2015 i dirigenti hanno impiegato i potenziatori in orario pomeridiano, organizzando progetti extracurriculari e perciò solo f